Fabrizio Bosso
Fabrizio Bosso inizia a suonare la tromba a 5 anni e si diploma giovanissimo al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino. Cresciuto tra jazz e cantautorato italiano, sviluppa fin da subito un approccio aperto e trasversale. Ancora studente frequenta la vivace scena torinese e partecipa alla sua prima jam session accanto a Flavio Boltro, proseguendo poi gli studi con masterclass e corsi internazionali.
A 17 anni entra nella big band di Gianni Basso, esperienza che considera decisiva per disciplina, suono e linguaggio. Tra i primi a valorizzarne il talento c’è Giovanni Mazzarino, con cui collaborerà a lungo. Poco più che ventenne si trasferisce a Bari, dove lavora con Nicola Conte, insegna al Conservatorio Piccinni e fonda The Jazz Convention con musicisti destinati a emergere sulla scena internazionale, tra cui Petrella e Partipilo.
Nel 1997 debutta a Umbria Jazz nel progetto dedicato a Chet Baker e l’anno seguente suona con la Carnegie Hall Orchestra. Nel 1999 vince il Top Jazz come “Miglior Nuovo Talento” e viene invitato da Enrico Pieranunzi, avviando un sodalizio pluriennale. Pubblica il suo primo album da leader nel 2000 e forma gli High Five, una delle band simbolo del jazz italiano anni Duemila, collaborando anche al successo di “Handful of Soul” di Mario Biondi.
Seguono collaborazioni con Franco D’Andrea, Renato Sellani e Irio De Paula, oltre a importanti riconoscimenti come il Django d’Or. Nel 2007 arriva la svolta con “You’ve Changed”, pubblicato da Blue Note. Nel 2009 nasce il suo primo quartetto stabile, mentre progetti in duo — con Antonello Salis, Luciano Biondini o Julian Oliver Mazzariello — diventano una parte centrale del suo percorso. Sempre nel 2009 è protagonista di About a silent way, album prodotto e pubblicato da Itinera edizioni musicali che vede la partecipazione di Martux_M, Francesco Bearzatti, Eivind Aarset e Aldo Vigorito.
Con lo Spiritual Trio esplora la dimensione gospel, mentre “Enchantment – L’incantesimo di Nino Rota” (2011) con la London Symphony Orchestra conferma la sua sensibilità sinfonica. Prosegue con il progetto “Tandem” e con il nuovo quartetto pubblica lavori acclamati come “Duke” e “State of the Art”.
Parallelamente porta avanti collaborazioni con musicisti come Rosario Giuliani e Mauro Ottolini, e continua un’intensa attività discografica fino a “WE4” (2020). Accanto al jazz, Bosso è richiestissimo anche nel pop: partecipa più volte al Festival di Sanremo e registra con artisti come Cammariere, Zucchero, Tiziano Ferro, Baglioni e Renato Zero.
Tra concerti, progetti teatrali e nuove produzioni, Fabrizio Bosso continua a esplorare linguaggi diversi, fedele all’idea che ogni incontro musicale sia un’occasione di crescita e un modo per raccontare la propria storia artistica.